venerdì 6 marzo 2009

Artu'

Nuova banchina di Olbia, c’è un piazzale immenso asfaltato di fresco che sotto il sole fa sentire tutto il suo odore di petrolio.
Sta montando maestrale ed il vento rimbalza sul terreno, ci arriva in faccia una folata calda di sabbia e pece.
Mettiamo fuori i parabordi dal lato sinistro e ci avviciniamo alla banchina , io sono di prua ed il cuoco di poppa con una cima per uno.
Il comandante accosta dolcemente e tiene la barca sui motori, con il vento che tenta di allontanarci dall’ormeggio.
Passo la cima dentro una campanella, un grosso anello, e faccio una gassa con il mio metodo.
La gassa, se la fai come ti insegnano a scuola, ti ci vogliono due mani e non la puoi eseguire con una cima in tensione, ho il mio sistema che mi consente di farla in scioltezza anche con una mano sola.
Passo la cima nell’anello, faccio un nodo semplice, lo giro verso il basso, faccio passare il dormiente sotto il corrente, la rinfilo nel nodo e voilà.
Il Babbo mi guarda soddisfatto, il cuoco incappella una bitta e siamo in banchina.
Guardo in terra e vedo una nuvola che si alza lontano.
E’ un cavaliere che si avvicina al galoppo lasciando una scia di polvere dietro di se.
E’ Andreino.
Arriva sottobordo ad una velocità folle per la sua cavalcatura, tira il freno a mano, fa un testacoda e si ferma proprio sul bordo della banchina.
Andreino è paralitico, ha qualcosa alle gambe, che sono nascoste sotto un plaid a scacchi e vive incastrato nella sua motocarrozzina rossa, è un centauro meccanico.
E’ il factotum del porto, ufficialmente è l’acquaiolo ma si occupa di tutto, dalle provviste alle pratiche con la capitaneria, sa trovarti con la stessa facilità un tender nuovo o un mulo cieco, posto che uno sappia cosa farsene.
Salto a terra e recupero dal portapacchi le tre forme di formaggio che aveva promesso al babbo l’anno prima.
Il bà gliele pagherà una cifra spropositata come al solito con mutua soddisfazione.
Il bottiglione di vino rosso da cinque litri e il fiasco di Filu ‘e ferru sono omaggio.
Passo le forme al cuoco che corre in cucina ad imbustarle nel domo pack prima che appestino tutta la barca.
Il comandante ed Andreino si mettono d’accordo per il rifornimento d’acqua e di gasolio, io mi avvicino al cavaliere e gli consegno quasi tutti i miei risparmi e gli spiego cosa mi serve.
Lui parte sgommando con alle spalle un mantello di lenzuola sporche da portare in lavanderia.
“ Quand I arriv ‘l Signor B?”
“Stsera alla seta”
Approfitto per fare un giro in banchina e sgranchirmi le gambe, né il babbo né il cuoco ne sentono l’esigenza, di solito restano a bordo per tutta la stagione, specialmente il Bà.
Cammino lungo il bordo e controllo se ci sono pesci all’ombra del molo, mi pare di vedere qualche sarago e qualche orata di piccola taglia c’è pieno di muggini enormi che sicuramente sanno di gasolio.
Arrivo fino all’edicola e compro tutti i “Mister No” che riesco a trovare, qualche Topolino e un paio di Zagor.
Occhieggio voglioso i giornaletti zozzi ma non trovo il coraggio di comprarli, non saprei nemmeno dove imboscarli a bordo, torno indietro.
A metà strada vengo raggiunto alle spalle dalla motocarozzina lanciata a folle velocità, mi fa il solito testacoda davanti e mi guarda.
Mi consegna un paio di pinne Rondine della mia misura che sembrano intagliate nel marmo tanto sono rigide e pesanti.
Poi solennemente alza il plaid e mi consegna un fucile subacqueo oleopneumatico come se fosse una spada.
“Nuota anche per me”
Mi inginocchio e lo prendo dalle sue mani
“Sarà fatto mio sire”

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