giovedì 9 aprile 2009

Credimi

Non ho il dono di ricordarmi nomi, gradi di parentela, incroci incestuosi, alberi genealogici.
Per questo c’è la Zia Elsa, lei ricorda tutto di tutti, è l’anagrafe non ufficiale, sa citarti date di nascita, di morte e soprannomi di almeno sessantamila persone.
Tu gli fai la domanda, lei ti guarda con i suoi occhioni tipici della nostra famiglia, verdi con delle pagliuzze dorate dentro che sembrano stelline, sorride con i suoi quattro denti, due di sopra e due di sotto e tira fuori la scheda dell’incriminato.
Io quando mi chiedono la differenza fra cognata e cugina di terzo grado sbianco e comincio a tartagliare.
Forse sono un po’ scemo, ma sopravvivo comunque nell’ignoranza delle logiche con cui il genere umano si imparenta.
Fatto sta che quando arriva la banda io non mi ci raccapezzo per niente, mi hanno spiegato che la Pupa, la sorella del signor B. ha due figli è sposata con un pirla che ha fatto fallire un numero imprecisato di ditte usando i soldi della moglie, ma lei non viene.
Manda il babbastro, o patrigno o come cazzo si chiama, sposato in seconde nozze dalla mamma napoletana, tal conte del maschio Angioino detto Francè dagli amici.
Poi c’è il pirla stesso, rampante quarantenne padano e la Rapa, una cugina ottuagenaria di non so chi.
Solo la Grinza mi è nota, è la compagna del signor B. da tempo immemore, la moglie vera sta nella foresta nera, è un’ex attrice e penso sia vecchia e paralizzata.
Nonostante si siano sposati e lasciati da giovani il signor B. la va a trovare una volta all’anno e provvede a tutte le sue esigenze.
Lo sforzo di ricordarmi tutto questo mi ha debilitato sensibilmente, li vado a prendere con il gommone con un po’ di preoccupazione e con il cuore trepidante.
Accosto alla banchina dell’albergo Cala di Volpe , extra lusso credimi, e saluto con un cenno la signora S. che mi sorride e sale a bordo svelta.
Mi tengo con una mano alla banchina di finto granito, molto abrasiva credimi, e ho dato volta ad una bitta con la barbetta di prua.
Reputo che così il mezzo sia abbastanza stabile da consentire di salire a bordo in maniera agevole agli ospiti ma non ho fatto i conti con Francè.
E’ il secondo della fila, over settanta, una faccia simpaticissima alto come un barattolo di conserva.
Sembra l’omino dipinto sulle caffettiere Bialetti, ha un panama in testa , baffi sottili, pancia a botte e gambe cortissime.
Al grido di “Piede marino, Piede Marino” fa un saltello improbabile sul tubolare del gommone, rimbalza all’indietro, da una culata sonora sulla banchina ricade in avanti schiantandosi sul pagliolo e perdendo il panama in acqua.
Gli altri non fanno una piega, io lo volto sulla schiena e lo trovo sorridente che mi fa “Piede Marino, Piede Marino”
E’ pazzo.
Recupero il panama e faccio salire il pirla che manco mi saluta, la Rapa che, nonostante il bastone, si comporta bene e attendo i nipoti con il cuore in gola.
E ti pareva, la bambina ha dieci anni e porta con se una chitarra, il quindicenne è maschio e basso come il nonnastro.
Mi hanno fottuto.
Credimi.

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